Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti. ISAIA 53,5

AVVISO PER I DEVOTI PORTATORI DELLA CONFRATERNITA DI SAN GIUSEPPE
AVVISO PER I DEVOTI PORTATORI DELLA ARCICONFRATERNITA SANTA MARIA GRECA
QUARESIMA 2025
Camminiamo insieme nella speranza
Cari fratelli e sorelle!
Con il segno penitenziale delle ceneri sul capo, iniziamo il pellegrinaggio annuale della santa Quaresima, nella fede e nella speranza. La Chiesa, madre e maestra, ci invita a preparare i nostri cuori e ad aprirci alla grazia di Dio per poter celebrare con grande gioia il trionfo pasquale di Cristo, il Signore, sul peccato e sulla morte, come esclamava San Paolo: «La morte è stata inghiottita nella vittoria. Dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è, o morte, il tuo pungiglione?» ( 1Cor 15,54-55). Infatti Gesù Cristo, morto e risorto, è il centro della nostra fede ed è il garante della nostra speranza nella grande promessa del Padre, già realizzata in Lui, il suo Figlio amato: la vita eterna (cfr Gv 10,28; 17,3) [1].
In questa Quaresima, arricchita dalla grazia dell’Anno Giubilare, desidero offrirvi alcune riflessioni su cosa significa camminare insieme nella speranza, e scoprire gli appelli alla conversione che la misericordia di Dio rivolge a tutti noi, come persone e come comunità.
Prima di tutto, camminare. Il motto del Giubileo “Pellegrini di speranza” fa pensare al lungo viaggio del popolo d’Israele verso la terra promessa, narrato nel libro dell’Esodo: il difficile cammino dalla schiavitù alla libertà, voluto e guidato dal Signore, che ama il suo popolo e sempre gli è fedele. E non possiamo ricordare l’esodo biblico senza pensare a tanti fratelli e sorelle che oggi fuggono da situazioni di miseria e di violenza e vanno in cerca di una vita migliore per sé e i propri cari. Qui sorge un primo richiamo alla conversione, perché siamo tutti pellegrini nella vita, ma ognuno può chiedersi: come mi lascio interpellare da questa condizione? Sono veramente in cammino o piuttosto paralizzato, statico, con la paura e la mancanza di speranza, oppure adagiato nella mia zona di comodità? Cerco percorsi di liberazione dalle situazioni di peccato e di mancanza di dignità? Sarebbe un buon esercizio quaresimale confrontarsi con la realtà concreta di qualche migrante o pellegrino e lasciare che ci coinvolga, in modo da scoprire che cosa Dio ci chiede per essere viaggiatori migliori verso la casa del Padre. Questo è un buon “esame” per il viandante.
In secondo luogo, facciamo questo viaggio insieme. Camminare insieme, essere sinodali, questa è la vocazione della Chiesa [2]. I cristiani sono chiamati a fare strada insieme, mai come viaggiatori solitari. Lo Spirito Santo ci spinge ad uscire da noi stessi per andare verso Dio e verso i fratelli, e mai a chiuderci in noi stessi [3]. Camminare insieme significa essere tessitori di unità, a partire dalla comune dignità di figli di Dio (cfr Gal 3,26-28); significa procedere fianco a fianco, senza calpestare o sopraffare l’altro, senza covare invidia o ipocrisia, senza lasciare che qualcuno rimanga indietro o si senta escluso. Andiamo nella stessa direzione, verso la stessa meta, ascoltandoci gli uni gli altri con amore e pazienza.
In questa Quaresima, Dio ci chiede di verificare se nella nostra vita, nelle nostre famiglie, nei luoghi in cui lavoriamo, nelle comunità parrocchiali o religiose, siamo capaci di camminare con gli altri, di ascoltare, di vincere la tentazione di arroccarci nella nostra autoreferenzialità e di badare soltanto ai nostri bisogni. Chiediamoci davanti al Signore se siamo in grado di lavorare insieme come vescovi, presbiteri, consacrati e laici, al servizio del Regno di Dio; se abbiamo un atteggiamento di accoglienza, con gesti concreti, verso coloro che si avvicinano a noi e a quanti sono lontani; se facciamo sentire le persone parte della comunità o se le teniamo ai margini [4]. Questo è un secondo appello: la conversione alla sinodalità.
In terzo luogo, compiamo questo cammino insieme nella speranza di una promessa. La speranza che non delude (cfr Rm 5,5), messaggio centrale del Giubileo [5], sia per noi l’orizzonte del cammino quaresimale verso la vittoria pasquale. Come ci ha insegnato nell’Enciclica Spe salvi il Papa Benedetto XVI, «l’essere umano ha bisogno dell’amore incondizionato. Ha bisogno di quella certezza che gli fa dire: “Né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezze né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore” ( Rm 8,38-39)» [6]. Gesù, nostro amore e nostra speranza, è risorto [7] e vive e regna glorioso. La morte è stata trasformata in vittoria e qui sta la fede e la grande speranza dei cristiani: nella risurrezione di Cristo!
Ecco la terza chiamata alla conversione: quella della speranza, della fiducia in Dio e nella sua grande promessa, la vita eterna. Dobbiamo chiederci: ho in me la convinzione che Dio perdona i miei peccati? Oppure mi comporto come se potessi salvarmi da solo? Aspiro alla salvezza e invoco l’aiuto di Dio per accoglierla? Vivo concretamente la speranza che mi aiuta a leggere gli eventi della storia e mi spinge all’impegno per la giustizia, alla fraternità, alla cura della casa comune, facendo in modo che nessuno sia lasciato indietro?
Sorelle e fratelli, grazie all’amore di Dio in Gesù Cristo, siamo custoditi nella speranza che non delude (cfr Rm 5,5). La speranza è “l’ancora dell’anima”, sicura e salda [8]. In essa la Chiesa prega affinché «tutti gli uomini siano salvati» ( 1Tm 2,4) e attende di essere nella gloria del cielo unita a Cristo, suo sposo. Così si esprimeva Santa Teresa di Gesù: «Spera, anima mia, spera. Tu non conosci il giorno né l’ora. Veglia premurosamente, tutto passa in un soffio, sebbene la tua impazienza possa rendere incerto ciò che è certo, e lungo un tempo molto breve» ( Esclamazioni dell’anima a Dio, 15, 3) [9].
La Vergine Maria, Madre della Speranza, interceda per noi e ci accompagni nel cammino quaresimale.
Roma, San Giovanni in Laterano, 6 febbraio 2025, memoria dei Santi Paolo Miki e compagni, martiri.
FRANCESCO
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PERCORSO DELLE PROCESSIONI
VENERDI’ SANTO
SABATO SANTO
LA STORIA DEI RITI DELLA SETTIMANA SANTA A CORATO

L’ARCICONFRATERNITA DI S. M. GRECA E LA PROCESSIONE DELLA PIETA’
Nel 1710 fu nominato rettore della Chiesa Santa Maria Greca don Domenico Candido, il quale sentì il bisogno di diffondere il culto della protettrice di Corato “Santa Maria Greca” e quindi pensò bene di istituire una confraternita laicale con il titolo di Confraternita Santa Maria Greca.
Grazie all’intercessione della Madonna Greca, Corato fu liberata da una grave pestilenza che nel luglio del 1656 colpì la città di Napoli e si diffuse anche in Puglia e quindi a Corato.
La Confraternita nacque l’8 febbraio 1712 e dalla sua istituzione ha l’obbligo di mantenere vive le principali funzioni religiose.
A causa di varie vicissitudini, la confraternita si estinse dopo circa 162 anni. Il 17 maggio 1874, per volontà dell’Arcivescovo Mons. Giuseppe de Bianchi Dottula, venne ripristinato con grande solennità il sodalizio, intitolato Arciconfraternita Santa Maria Greca, con il diritto di inalberare il doppio gonfalone nelle processioni.
L’Arciconfraternita Santa Maria Greca ha l’obbligo di sostenere e di finanziare la solennità in onore della Madonna Greca, la cui ricorrenza e festa si celebra il 18 luglio di ogni anno con una messa solenne seguita dalla processione del quadro della Madonna lungo il corso cittadino.
Nell’ambito dei riti della Settimana Santa, nel 1890, dopo una controversia con la Confraternita San Giuseppe di cui si ignorano ancora oggi i motivi, acquisì il diritto di uscire in processione, il Giovedì Santo, il simulacro di Maria SS.ma della Pietà.
Dai primi anni ‘70 del secolo scorso, tale processione è stata spostata al mattino del Sabato Santo per meglio coordinare i tempi della Passione e Morte di Gesù con il significato di questa icona.
Inoltre, l’Arciconfraternita partecipa anche alla processione dei Misteri, che si svolge il Venerdì Santo, durante la quale si occupa del trasporto della statua di Gesù alla canna.
Tra le altre processioni, partecipa con l’abito confraternale a quella del Corpus Domini ed alla solenne processione domenicale del Santo Patrono durante la quale viene portato in processione il busto argenteo di San Cataldo.
LA CONFRATERNITA DI S. GIUSEPPE E LE PROCESSIONI DELL’ADDOLORATA E DEI MISTERI

La Confraternita San Giuseppe è stata fondata il 13 aprile 1627 in seguito all’assenso fornito dall’allora Arcivescovo Diego Alvares (domenicano spagnolo) ad alcuni sacerdoti, chierici e secolari nobili coratini di erigere una congregazione in onore di San Giuseppe e di edificare una chiesa da dedicare allo stesso santo.
La chiesetta fu eretta fuori le mura della città, precisamente nel luogo detto volgarmente “Vaglio”, e corrisponde alla navata centrale dell’attuale chiesa.
La Confraternita San Giuseppe gode di personalità giuridica ottenuta con Regio decreto n° 1391 del 04/06/1936 col titolo di “Opera Pia San Giuseppe” e dal 15/05/1987 risulta iscritta nel registro delle persone giuridiche presso la Prefettura di Bari al n° 115. Con successivo decreto del Ministero degli Interni del 05/05/2009, la denominazione è variata da “Opera Pia San Giuseppe” a “Confraternita San Giuseppe”.
Il 19 marzo, solennità di San Giuseppe, la confraternita festeggia il proprio titolare partecipando alla celebrazione eucaristica che si svolge nell’omonima parrocchia dove è esposta alla venerazione dei fedeli la statua lignea del Santo risalente al 1766. Nei tre giorni precedenti, invece, i sodali partecipano al triduo di preghiera in preparazione alla solennità.
La Confraternita San Giuseppe attualmente conta 112 iscritti tra confratelli e consorelle, 8 aspiranti (ossia minori compresi tra 14 e 17 anni) e 5 probandi (ossia figli di confratelli e/o consorelle di età inferiore a 14 anni). Inoltre, annovera tra gli iscritti anche due sacerdoti coratini con il titolo di “confratello onorario”.
Negli ultimi decenni c’è stata una costante aggregazione di giovani all’interno del sodalizio e, dal 2023, anche delle donne.
Il consiglio di amministrazione è formato da 11 confratelli, di cui 4 compongono il direttivo e assumono le cariche di Priore, Vice Priore, Cassiere e Segretario.
L’abito del confratello è così composto: camice bianco, cingolo azzurro, tracolla damascata azzurra con bordo giallo contenente l’effige di San Giuseppe, medaglione argentato con l’effige di San Giuseppe legato ad un cordoncino azzurro, fiocco azzurro, guanti bianchi.
L’abito della consorella, introdotto nel 2023, è così composto: mozzetta di colore azzurro con bordo giallo, fiocco azzurro, guanti bianchi e medaglione argentato con l’effige di San Giuseppe legato ad un cordoncino azzurro.
In occasione delle processioni penitenziali del Venerdì Santo, in segno di lutto, il fiocco nero sostituisce quello celeste, i guanti neri sostituiscono quei bianchi, non viene indossato il medaglione e, infine, come segno di penitenza, i confratelli indossano sul capo la buffa (meglio conosciuta col nome di “pappafico”) ossia un cappuccio di stoffa bianca che ha la funzione di coprire interamente il volto dei confratelli durante il trasporto a spalla delle statue di Gesù morto e dell’Addolorata, mentre le consorelle indossano sul capo una veletta nera.
Per quanto riguarda i riti della pietà popolare, la Confraternita San Giuseppe organizza, dalla metà del 1600, la processione penitenziale dei Misteri che si svolge ogni anno il Venerdì Santo. A questa si è aggiunta, successivamente, la processione penitenziale di Maria SS.ma Addolorata che si svolge la mattina del Venerdì Santo e il cui simulacro, un manichino ligneo, risale alla prima metà del 1800.
Ed ancora, unitamente alla Confraternita del Carmine, ha il diritto di portare a spalla sia la statua lignea di San Cataldo, patrono di Corato, durante la processione del sabato e del lunedì della festa patronale di agosto, e sia il busto d’argento durante la processione domenicale.
Il 15 settembre, memoria liturgica della B. V. Maria Addolorata, la confraternita vive la festa parrocchiale partecipando alla messa solenne pomeridiana e, al termine della stessa, alla processione dell’Addolorata che si snoda lungo il corso cittadino.
La confraternita partecipa, infine, anche alla processione del Corpus Domini.
Corato, 10 febbraio 2025
TRADIZIONI

Per l’occasione, la confraternita concede in comodato gratuito, e per la sola durata delle processioni, la divisa che per loro è così composta: camice bianco, cingolo azzurro, buffa bianca, fiocco nero e guanti neri.
Quindi, a differenza dei confratelli, i “devoti-portatori” non indossano la tracolla, segno distintivo del Confratello.
VENERDI’ SANTO
PROCESSIONE DI MARIA SS.MA ADDOLORATA (mattina)

Prima dell’uscita della processione dell’Addolorata, la Confraternita di San Giuseppe vive un momento di preghiera riservato esclusivamente ai confratelli e ai devoti-portatori che si apprestano a partecipare alla processione.
Il momento di preghiera è presieduto dal Parroco e si svolge nella Parrocchia di San Giuseppe intorno alla statua dell’Addolorata. Durante il momento di preghiera la Chiesa rimane completamente al buio e le uniche fioche luci sono date dai faretti che illuminano la statua dell’Addolorata e dalle candele accese che vengono distribuite ad ogni confratello e devoto-portatore.
Dall’esterno, sul piazzale antistante la Parrocchia, partecipano al momento di preghiera anche migliaia di fedeli che attendono l’uscita della processione e che poi la seguono per tutta la durata del percorso.
Il primo tratto della processione, fin quando non ha inizio l’alba, si svolge completamente al buio con le strade illuminate solamente dalle candele accese portate in processione dai confratelli e dai devoti-portatori.
Nel tratto iniziale e finale della processione tutti i confratelli e devoti-portatori si coprono il volto con la buffa in segno di penitenza, invece, durante il resto del percorso solo chi porta a spalla la statua dell’Addolorata in processione si copre il capo con la buffa.
Negli ultimi anni si è diffusa l’usanza di vivere un breve momento di preghiera al passaggio della processione dell’Addolorata dinanzi ad una delle Parrocchie della città. Tale momento è organizzato dal Parroco della Parrocchia interessata ed è animato dalla rispettiva comunità parrocchiale.
Appuntamento ormai consolidato nel tempo è quello del momento di preghiera che, alle 10:00 circa, si svolge dinanzi alla Casa di Riposo “Dono di Speranza”, ubicata in Piazza Ospedale all’interno del quartiere parrocchiale di San Giuseppe, con gli anziani e gli ammalati ivi ricoverati.
L’usanza storica del popolo coratino è quella di accogliere la statua dell’Addolorata nei vari quartieri con lenzuola bianche con fiocco nero in segno di lutto appese ai balconi, lumini, croci e piccoli altarini allestiti davanti ai portoni condominiali ed alle singole abitazioni.
PROCESSIONE DEI MISTERI (pomeriggio e sera)

La statua lignea di San Pietro, la seconda in ordine di uscita, è caratterizzata dal gallo presente al lato della statua che è un gallo vero imbalsamato.
Dopo l’uscita delle prime sette statue, esce l’Addolorata che sosta, all’esterno, sul lato del sagrato ed attende l’uscita della statua seicentesca in legno di tiglio policromo di Gesù morto per poi incolonnarsi, in processione, dietro di essa.
Si vive una situazione molto suggestiva che si svolge senza il suono delle marce funebri, in un clima di massimo silenzio e compostezza con il solo rullo ad intermittenza del tamburo ed è vissuto da migliaia di fedeli che riempiono il piazzale antistante la Parrocchia.
Nel tratto iniziale e finale della processione tutti i confratelli e devoti-portatori della Confraternita di San Giuseppe si coprono il volto con la buffa in segno di penitenza.
Nel resto del tragitto solo chi porta la statua di Gesù morto e dell’Addolorata in processione si copre il capo con la buffa.
Negli ultimi anni, in maniera del tutto casuale, si è diffusa una nuova tradizione, ossia quella di portare a spalla in processione una croce dinanzi alla statua lignea di Gesù caricato della croce.
Tutto ebbe inizio durante la processione dei Misteri del 2013 quando, ad un certo punto del percorso, si ruppe il perno che manteneva fissa la croce sulla statua di Gesù, facendola così cadere.
Non potendola, in quel momento, fissare nuovamente sulla statua, i confratelli della Confraternita del SS.mo Rosario, addetti al trasporto della predetta statua, si offrirono di portarla a turno sulle loro spalle per tutta la durata della processione sino al rientro in Parrocchia, ispirati dal brano evangelico che parla della figura di Simone di Cirene, detto “il Cireneo”, il quale fu chiamato ad aiutare Gesù nel trasporto della croce sino al Golgota.
Così, dal 2014, la statua è stata dotata di una nuova croce, mentre quella che sino all’anno prima era fissata sulla statua viene ora portata in processione a spalla, ed a turno, dai confratelli del SS.mo Rosario.
I confratelli delle altre confraternite dall’uscita sino al rientro della processione, nel momento in cui portano a spalla le statue dei Misteri si coprono il viso con la buffa in segno di penitenza.
Dal 2019 alla processione dei Misteri partecipa anche la Confraternita del SS.mo Sacramento che era l’unica Confraternita cittadina che mai, in precedenza, vi aveva partecipato.
A partire dalle ore 21:15 circa, ha inizio il caratteristico percorso “a luci spente” nelle vie del centro storico che, per l’occasione, sono illuminate solo dalla luce fioca dei lumini posizionati su tutti i balconi e cornicioni e dalla luce delle candele che vengono portate in processione da tutti i confratelli e dai devoti-portatori dall’ingresso nel centro storico fino al rientro in Parrocchia.
Durante il percorso “a luci spente” tutti i confratelli, e quindi non solo quelli addetti al trasporto delle statue, si coprono il viso con la buffa in segno di penitenza.
Alle ore 22:00 la processione giunge in Piazza Sedile dove ha luogo la Via Crucis Cittadina, presieduta dal Vicario Episcopale Zonale ed animata da tutte le comunità parrocchiali. Ogni anno, a ciascuna di esse viene assegnata una statua e, all’arrivo in piazza della processione, per ogni statua viene letto un passo attinente del Vangelo ed un testo di riflessione.
Da lì, poi, continuando il percorso a luci spente, la processione si dirige verso la Parrocchia di San Giuseppe, non molto distante, per il rientro che avviene solitamente alle ore 23:00 circa.
Caratteristico è anche l’ultimo tratto della processione dei Misteri, con la statua dell’Addolorata che viene portata in processione dai parroci della città.
Anche il rientro di Gesù morto avviene, come per l’uscita, nel massimo silenzio e col solo rullo ad intermittenza del tamburo, senza il suono delle marcie funebri.
SABATO SANTO PROCESSIONE DI MARIA SS.MA DELLA PIETA’ (mattino)

Anche la processione della Pietà viene accolta nei vari quartieri con delle lenzuola bianche appese ai balconi col segno di lutto, con dei lumini accesi e con dei piccoli altarini.
Negli ultimi anni, anche per la processione della Pietà, come avviene per la processione dell’Addolorata, si è diffusa l’usanza di vivere un breve momento di preghiera al suo passaggio dinanzi ad una delle Parrocchie della città.
I confratelli che portano a spalla la statua della Pietà si coprono il volto con la buffa per tutta la durata della processione, dall’uscita sino al rientro, invece tutti gli altri confratelli che partecipano si abbassano la buffa solo al momento dell’uscita e del rientro della processione.
Alle ore 12:30 la processione della Pietà attraversa Via Luisa Piccarreta, strada limitrofa alla Parrocchia di Santa Maria Greca, laddove la statua sosta, per diversi minuti, dinanzi all’Associazione della Serva di Dio Luisa Piccarreta (che ha sede nella casa in cui ha vissuto per gran parte della sua vita terrena Luisa Piccarreta), per un momento di preghiera molto sentito e partecipato da tutta la cittadinanza.
Corato, 19 Marzo 2019
MARCE FUNEBRI
Nel nostro lettore potrete ascoltare 36 Marce Funebri eseguite dalla Banda città di Corato “Raffaella Miglietta” diretta dal Maestro Giorgio Loiodice. Ringraziamo Antonio Amenduni, Vincenzo Jurilli, Evaristo Pancaldi, Amedeo Vella, Nino Ippolito, Angelo Lamanna, Luigi Cirenei, Gennaro Sibilano, Luigi Ingo, Enrico Petrella, Pasquale Quatrano, Evaristo Pancaldi, Antonio Albanese, Antonio Cece, Roberto Bartolucci, Giovanni Picca, Giuseppe Bellissario, Pasquale Vilella, Raffaelle Miglietta, compositori di alcuni dei brani presenti nella pagina. In basso trovate i titoli di alcune marce presenti.
Eterno Dolore (Quatrano)
Eterno dolore (Pancaldi)
Pianto dell’orfano
Rassegnazione
Tristezza
A Mia Madre (Trizio)
A Mia Madre (Cece)
Dolore di madre
Cristo alla colonna
Una lacrima sulla tomba di mia madre
Jone
Mesto ricordo
Sabato santo
Venerdì Santo
Elegia (Sibilano)
Elegia (Lamanna)
Pietà
Marie ad pedem crucis
Piccolo angelo
Pensiero funebre
Marcia Funebre op. 35
Pianti e fiori
Stabat Mater
Pianto eterno
Smarrimento
Per l’addolorata
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Un sentito ringraziamento a Elisa Arbore per le foto dei riti della Settimana Santa a Corato, che catturano l’essenza di questa tradizione e arricchiscono il nostro sito.
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